In questa seconda giornata della rubrica "Quattro blog per un autore" vi presentiamo il romanzo dell'autrice Laura Costantini.
Titolo: Il ragazzo ombra
Autrice: Laura Costantini
Editore: goWare
Genere: romanzo Pagine: 230 Prezzo: 11.04
Sinossi:
Robert Stuart Moncliff è un romanziere e un ritrattista affermato. Nell’autunno del 1901 chiuso nel castello di famiglia, su una scogliera scozzese, rilegge il diario degli ultimi vent’anni.
Un’assenza pesa su di lui: la persona più importante della sua vita. Un tredicenne dagli incredibili occhi d’oro apparso come un’ombra, sotto la luna piena nell’aprile del 1881.
Nella lettura Robert rivive la gioia passata, unica cura per superare il giudizio della società vittoriana che ora lo condanna.
Il ragazzo ombra è il primo episodio della serie Diario vittoriano.
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“LA VITA DIVERTENTE DI UN AUTORE”
Ci sarà sicuramente un aneddoto divertente legato alla stesura del tuo romanzo. Raccontaci un po’ del lato comico legato al tuo libro o magari legato alle tue prime presentazioni davanti a un pubblico.
Riveliamolo al mondo: ce n’è uno in
ogni presentazione. Chi? Il “tipo strano”. Di presentazioni ne ho presenziate,
come autrice o come relatrice, un numero considerevole e l’ho sempre beccato.
Sempre. Egli – o ella – arriva con l’aria di chi è esattamente nel luogo dove
vuole essere. Di solito ha dei libri sotto il braccio, un taccuino, alle volte
una ventiquattrore. Il messaggio che vuole trasmettere è “sono un addetto ai
lavori”. E l’autore, abituato a vedersi circondato da facce note – leggi amici
e parenti – lo guarda con un misto di stupore e venerazione convincendosi di
avere a che fare con un raro esemplare di una razza praticamente estinta: il
lettore che frequenta le presentazioni. Per cui lo saluta, lo riverisce, lo
invita a sedersi, lo blandisce. E invece… Invece egli – o ella – è lì perché il
più vicino centro di igiene mentale a quell’ora è chiuso e pensa, non del tutto
a torto, che una libreria piena di gente cicalecciante sia più o meno la stessa
cosa. Quando ho presentato “Il ragazzo ombra” a Milano, nella libreria Cultora,
il “tipo strano” si è manifestato sotto forma di anziano signore azzimato. Si
guardava intorno con un vago disgusto per l’assembramento che percepiva come
non autorizzato. E lui, era evidente, era un amante dell’ordine e della
disciplina. Comincia la presentazione e la relatrice, Federica Soprani,
scrittrice di grande valore che vi invito a scoprire, introduce il periodo
storico in cui si svolge il romanzo. Epoca vittoriana, 1881, Calcutta e tutta
l’India sono sotto il dominio britannico. Vittoria è Imperatrice delle Indie e
i bianchi fanno il bello e il cattivo tempo. Periodo coloniale, soprusi e
discriminazione all’ordine del giorno. Soprattutto per chi, come il ragazzo
ombra, ha la sfortuna di essere un mezzo sangue, orfano, alle prese con un
contesto sociale che definire crudele è un eufemismo. L’anziano signore alza la
mano come un bravo scolaretto, ma gli occhi dardeggiano. Federica lo invita a
intervenire e lui, in piedi come un generale che diriga le truppe, parte lancia
in resta con un pistolotto in difesa
della grande opera di civilizzazione svolta dall’Impero britannico in quelle
terre selvagge e dedite a rituali osceni e credenze pagane. Vuoi mettere le
infrastrutture? Vogliamo parlare delle strade, delle fognature, dell’ordine e
della pulizia che i britannici hanno saputo concedere a quei popoli ingrati?
Parla buoni dieci minuti e non ci stupiremmo se dal taschino spuntassero lo
scudo sabaudo e il fascio littorio. Federica ha l’aria di chi stia per
proferire il cosmico quesito: ma che caz…pita dici? Ma non lo fa. L’anziano
termina la perorazione e, ovviamente ignorando la possibilità di acquistare
quel volume denso di convinzioni da centro sociale, gira i tacchi ed esce.
Attimo di silenzio. Gioco di sguardi. Poi risata generale e si riprende. Poteva
andare peggio, sapete? Poteva aspettare la fine della presentazione, arpionare
l’incauta autrice – io – e costringermi a subire la versione extended play delle sue monarchiche e
ariane convinzioni.
Per questo, nella foto che allego,
ridiamo tutti come pazzi. Siamo felici, soprattutto io, dello scampato
pericolo.



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